Le ostetriche NON sono Cicogne!


L’altro giorno parlavo con la mia amica, nonché collega ostetrica e mamma, e mi raccontava del solito episodio alla scuola materna dove qualcuno diceva che i bambini nascevano sotto i cavoli o li portava la cicogna e suo figlio invece iniziava a raccontare effettivamente come nascono i figli.

E mi ha fatto venire in mente questo video dove i figli di queste donne, che hanno creato un movimento a favore del parto naturale dopo un taglio cesareo, spiegano il concepimento, la gravidanza e la nascita come una delle cose più naturali e semplici del mondo. E parlano delle “matronas”, le ostetriche ed è bellissimo come le definiscono. Ma mai, mai come cicogne o come quelle che “fanno nascere i bambini”.

Da piccola scoprì presto l’esistenza delle mestruazioni, sono sempre stata curiosa e sempre appiccicata a mia sorella. Da lì a poco tempo in casa arrivò anche un bellissimo libro pieno di disegni che raccontava in maniera semplice, come nascono i bambini.
Crescendo, non mi ricordo più quando, forse quando alle superiori studiai meglio l’apparato riproduttore, ebbi una illuminazione:una parte di me esisteva già alla nascita di mia madre. La metà di quella che poi sarei diventata io. E in un mondo utopico ho assorbito tutta la sua vita, le sue risate, i suoi pianti, la sua vita prima che effettivamente uscissi fuori da lei. Metà di me è nata quando è nata lei.

Spesso mi capita di vedere loghi di ostetriche che rappresentano una cicogna o leggere “oggi la cicogna è passata da…” o leggere ancora “la cicogna ostetrica Tizia…”
Sarò puntigliosa ma non mi sento riconosciuta nella figura di un uccello grosso che porta un bambino dentro un furoshiki (è più poetico chiamarlo così che non cencio annodato).
Mi sento più nelle parole di quei bambini, “l’ostetrica è come il medico ma non è il medico, è una persona che aiuta le mamme”.

E mi si spezza qualcosa dentro ogni volta che sento una donna dire “ah, se non fosse stato per quella ostetrica/ginecologo non ce l’avrei mai fatta a…”. E’ stata l’ostetrica che ha protetto e cullato per 9 mesi il bambino? è stata l’ostetrica che ha “travagliato” per ore? E qua mi chiedo se non sia l’atteggiamento di chi assiste a far sentire la sua presenza come essenziale o che senza la donna non avrebbe concluso nulla. Si, la presenza di una figura che assista in continuità fa, si sente, serve, migliora gli outcomes e la salute materno infantile, ma deve essere come una presenza che c’è quando serve e scompare quando non è richiesta, anche se resta in quella stessa stanza. Queste le parole di due donne che ho ascoltato sabato alla festa del parto in casa, parole che mi hanno ricordato come deve agire una ostetrica, un po’ come un ladro, una ballerina di danza classica, un po’ come una piuma trasportata dal vento…

Cercando informazioni su sta benedetta cicogna che porta i bambini ho scoperto che la leggenda è stata ribaltata. Le cicogne quando emigravano verso l’Europa preferivano fare i nidi nei camini ancora accesi perchè erano più caldi. Ed erano ancora acesi a primavera in quelle case dove erano nati dei bambini. Quindi i bambini portavano le cicogne e non il contrario.
Non seguo più film o cortometraggi della Disney da un po’ e questo filmatino mi ha lasciata un po’ basita..

Le donne dovrebbero tornare a sentirsi responsabili del proprio travaglio e parto, anche per scelta propria. E non che un altro essere vivente porta i loro bambini (cicogna) o fa nascere i loro bambini (ostetrica)
I bambini hanno tutte le competenze per comprendere come nascono i bambini, ovvio a ogni età aumentano i particolari (per fare un bambino servono due cose: una mamma e un papà, che poi diventeranno un uovo e un semino, che poi diventeranno un ovulo e lo sperma, che poi si aggiungerà la vulva, la vagina, l’utero…). E non che è una magia o esiste da qualche parte una fabbrica di bambini, tipo sulle nuvole.
Le ostetriche dovrebbero far sentire le donne capaci e non inermi, rivestire un ruolo si importante ma quasi invisibile. E non siamo quelle che fanno la fatica di prendere il fagottino e portarlo alla mamma bello e pulito.

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