Paptest e HPV


Papilloma virus
Come si trasmette?
Dopo quanto tempo dal contatto si ha l’infezione?
Quando e come l’infezione si tramuta in cancro?
Cofattori che aumentano il rischio
CIN 1, 2 e 3 e i risultati del pap test
Trattamento
Biopsia mirata
Conizzazione
Pap test: come funziona
Test HPV
Pap test: quando farlo
Pap test: come si fa
Colposcopia
Il vaccino

Perchè proprio nella cervice???ecco perchè l’uomo non viene colpito

Ci sono circa 120 tipi di papilloma virus, questi vengono suddivisi in due gruppi:
-a basso rischio (6, 11, 42, 43, 44) (causano solo condilomi, tipo di verruche)
-ad alto rischio ((16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 68) sono in ordine dal più presente al meno presente
Il virus HPV è specie specifico (colpisce solo l’uomo) e presenta una scelta di tessuto, ad esempio ai tipi 6 e 11 piaccie molto la cute (glande e scroto, vagina, grandi labbra), mentre al 16 e 18 piacciono le mucose (collo utero!).
Dice che almeno il 75% delle donne nella sua vita abbia avuto l’HPV, e il 50% di queste con un ceppo a alto rischio.
Gli studi dicono che nella donna si trova a livello vaginale e della cervice ( collo dell’utero) mentre nell’uomo lo hanno trovato un po’ dappertutto (glande, scroto, urine, unghie,) e che si comporta anche in maniera diversa nei due sessi.

Ci sono dei carcinomi al glande nell’uomo dovuti al papilloma, ma sono molto più rari e per questo meno studiati e monitorizzati (uomini, non preoccupatevi, anche se avete il papilloma resta sempre più probabile vedere un asino che vola). Nei casi di carcinoma del pene è stata riscontrata la presenza dell’HPV 16 e 18 nel 30-60% dei casi (nell’uomo ci sono altri cofattori per il tumore, lo hanno trovato ma non aveva causato da solo il tumore), è da tener conto anche che la frequenza del carcinoma del pene è di circa 1/100.000 all’anno in europa, contro quasi il 12-14/100.000 per il carcinoma cervicale nella donna (3500 nuovi casi all’anno in italia e 1700 decessi all’anno). Resta però il fatto che il carcinoma cervicale è secondo al tumore al seno e che tutt’ora in Italia muoiono ancora 1700 donne all’anno (non so quanto sia attuale ancora quel numero ma ad esempio negli ultimi anni a verona muoiono 2 donne su 100.000 può sembrare molto ma non lo è, muoiono più donne per incidenti stradali!)

►torna su

Come si trasmette?

L’HPV è un virus che viene trasmesso maggiormente attraverso rapporti sessuali completi e in minor parte solo attraverso il contatto.
L’unica maniera per non entrare in contatto con questo virus sarebbe quella di stare a gambine chiuse (hanno fatto delle ricerche su donne portattrici di handicap che non avevano mai avuto rapporti sessuali e hanno visto che nessuna aveva l’HPV) o di usare quei profilattici super protettivi, del tipo con boccaglio!! (studi negli Stati Uniti su giovani ragazzette che fin dal primo rapporto avevano usato questi scafandri e non avevano contratto il virus).
Il virus si trasmette come una pallina da ping-pong tra maschi e femmine, però quando ti tocca si duplica e una pallina resta a te (per sempre) e una va in giro (sia chiaro che questo non vuol dire “avere il cancro”, tanto meno nell’uomo). Se un uomo ha preso la pallina HPV quando aveva 19 anni continuerà a mandarla in giro praticamente per sempre, quindi se stai con uno da 10 anni e poi dal tuo pap test viene fuori che hai delle anomalie non significa per forza che lui ti ha tradito (potresti anche averlo preso prima, molto prima!!).
Volendo si può dire che prendersi questo virus sia comune come prendersi la varicella, una si infetta e normalmente tiene a bada l’infezione con il suo sistema immunitario, in caso di mancato controllo per vari fattori, l’infezione può trasformarsi in cancro.

 


Dopo quanto dal contatto si ha l’infezione?

Dal momento del primo contatto con il virus, l’infezione si contrae entro i primi 12 mesi, anche se non si sa ancora con certezza. Per infezione si intende il normale processo infettivo di un virus; questo entra in contatto con le cellule epiteliali, penetra nell’epitelio e si va ad annidare nelle cellule più interne, usa queste cellule per replicarsi dopo di che le lascia per andare di nuovo in giro o lasciare completamente il corpo.
Normalmente l’infezione resta latente e in pochi casi diventa patologica.


Quando e come l’infezione si tramuta in cancro?

Quando il virus persiste dentro la cellula e il suo DNA va a integrarsi con quello umano si hanno delle mutazioni a livello del DNA colpendo i geni di due proteine che hanno il compito di sopprimere le cellule anormali autouccidendo la cellula (apoptosi) e quello di controllarne la proliferazione. Quindi la cellula infettata con mutazione del dna, con relativa mancanza di queste proteine, va incontro a moltissime replicazioni (molte cellule mutate) e nessuno che le ammazza. Questo processo non è roba di qualche mese, ma servono degli anni, è per questo che la maggioranza delle donne affette da carcinoma della cervice ha un età maggiore ai 35-40 anni, ma essendo comunque un virus non sono proprio rari i casi in cui ha una crescita veloce e si può tramutare in lesione anche dopo soli 5 anni.

Quindi, prima si ha l’infezione da HPV, poi con la persistenza dell’infezione e dei cofattori si passa a una forma precancerogena, e se questa continua si passa al cancro della cervice. E’ da notare come i primi due passaggi siano reversibili e la donna possa anche guarire da sola.


Cofattori che aumentano il rischio
Il cancro al collo dell’utero è causato per la sua quasi totalità dalla co-presenza del virus Hpv.
I principali Fattori di rischio sono (ovvero cose che hanno dei nessi biologici con la malattia)
-infezione da HPV nel 99% (dato non del tutto certo) dei casi
-promiscuità,
-un inizio dell’attività precoce (sotto i 18 anni),
Indici di rischio: (ovvero fattori che non hanno nessi biologici con la malattia)
– essere donna e single (si pensa che una donna single sia più promiscua, intendendo anche un uomo all’anno)
– l’età (visto che il picco di maggrio incidenza è verso i 40-50 anni)
Fattori che aumentano il rischio di infezione di HPV
-immunosoppressione o uso di farmaci immunosoppressivi,
-chemioterapia, HIV
Altri:
-nessun pap test in precedenza (riscontrato nel 50% delle pazienti),
-nonchè il tipo di HPV in cui si entra in contatto (quelli ad alto rischio sono i più pericolosi,come il 16 e 18).

La classificazione:i vari tipi di risultati sul pap test

CIN 1, CIN 2 e CIN 3 si riferiscono al grado della displasia, CIN sta per Neoplasia Cervicale Intraepiteliale:
CIN 1 corrisponde a displasia lieve
CIN 2 a displasia moderata
CIN 3 a displasia severa.

Un altra classificazione usata è il Bethesda System dove le sigle indicano:
negativo: non evidenza di cellule tumorali
lesioni flogistiche: (lieve – moderata – elevata entità)
ASC-US: cellule squamose abnormi, non ulteriormente classificabili) cellule infette
ASC-H: (cellule squamose abnormi, non si esclude una HSIL) cellule infette
LSIL: (cellule di lesione squamosa intraepiteliale di basso grado) = CIN 1
HSIL: (cellule di lesione squamosa intraepiteliale di alto grado) CIN 2 e 3
AGC: (cellule ghiandolari (endocervicali od endometriali) abnormi, non si può escludere un tumore)
AIS: (cellule ghiandolari sospette per adenocarcinoma in-situ del collo dell’utero)

Queste classificazioni son quelle usate per dare una risposta al pap test per descrivere il risultato universalmente.

Trattamento:
(non tutte le regioni hanno gli stessi iter, ma questo non vuol dire che siano meno validi, tutti seguono le linee guida)
–>ASC-US e ASC-H –> Esame colposcopico:

  • se positivo si esegue una biopsia
  • se negativo si rimanda a casa e si invita a eseguire un altro pap test dopo 6 mesi

–> L-SIL ( il 15-30 % possono avere CIN 2 e CIN 3)= colposcopia

  • se positivo si esegue una biopsia
  • se negativo si rimanda a casa e si invita a eseguire un altro pap test dopo 6 mesi

–> CIN 1 : follow-up ( ci sono probabilità che la lesione regredisca) si può aspettare (3 – 6 mesi ) perchè ci sono buone possibilità che la lesione regredisca

  • Se non tende a regredire (dopo 3 o 6 mesi), senza evoluzione a gradi maggiori, escissione con ansa diatermica della zona di trasformazione (questo comunque è da concordare con il proprio medico)
  • Follow-up continuato per 10 anni ( con periodici esami citologici, test per l’HPV e colposcopia)

–>CIN 3,CIN 2 e carcinoma in situ:
Conizzazione per fare diagnosi e trattamentoà con cono del tutto negativo e curettage dell’endocervice residua negativa : follow-up regolare e continuato
Si può attuare quindi:

  • La conizzazione con ansa diatermica( se biopsia mirata positiva)
  • La conizzazione con bisturi e con laser( se biopsia mirata positiva)
  • Isterectomia addominale e vaginale se la donna è in età perimenopausale

All’asportazione dell’utero molti consigliano di associare anche l’asportazione di 1-2 cm di vagina( colletto vaginale)
Recentemente il diffondersi dell’esame colposcopico non solo ha portato ad una diminuzione delle biopsie per conizzazione, sostituite da prelievi meno distruttivi dell’integrità anatomica e funzionale della cervice( la biopsia mirata) ma si è affermato il concetto che vada offerta la possibilità di una terapia ancora più conservativa.

Per biopsia mirata si intende un prelievo di tessuto piuttosto limitato che può essere eseguito solo se col colposcopio è totalmente visibile la zona di trasformazione ove è situata la giunzione squamo-colonnare.

La conizzazione si esegue invece quando il tratto di tessuto cervicale asportato supera in profondità i 5 mm, quando la lesione non si vede interamente con il colposcopio o è molto estesa. Si può eseguire la conizzazione nei casi in cui la lesione non sia più profonda di 3 cm nel canale cervicale.
La conizzazione è il più sicuro intervento diagnostico e anche può essere la terapia definitiva della lesione in quanto, se ritratta di neoplasie intraepiteliali cioè preinvasive, non occorre fare ulteriori trattamenti, ma solo un accurato follw-up della pz con la citologia, la colposcopia e la visita ginecologica.

Come scovarlo: PAP TEST
Esiste un test di screening che individua le alterazioni delle cellule epiteliali del collo dell’utero. Questo non dà la certezza al 100%, è per questo che si chiama screening!!
È stato stimato che la sensibilità del Pap-test a rilevare la neoplasia intraepiteliale cervicale è solo di circa 50-60%. E’ per questo che l’età in cui si inizia a fare il pap test è precoce; se l’èta di massima incidenza è intorno ai 40-50 anni e una donna fa il primo pap test ai 25 (o prima se il primo rapporto è stato precoce, sotto i 18 anni) ci saranno 15-25 anni in cui “beccare” almeno un pap test anomalo.
La bassa sensibilità deriva sia da come viene fatto il prelievo di cellule (quindi bravura di chi esegue il prelievo) e da come viene letto (purtroppo su un vetrino non si guardano tutte le cellule ma solo alcuni punti, è una lettura statistica, la solita che farebbe una macchina).
Questo vuol dire che ci possono essere dei falsi positivi (ti dicono che c’hai qualche cosa che non va quando invece sei sana come un pesce) e i falsi negativi (ti dicono che tutto è ok mentre gatta ci cova).
Il pap test non è in grado di rilevare la presenza del virus dell’HPV al 100% visto che ci sono delle alterazioni cellulari tipiche del virus HPV; rileva benissimo le anomalie cellulari ed eventualmente la presenza di cellule cancerose, la presenza di flogosi (un’infezione iniziale) e le infezioni. E’ per questo che il test ha il 100% di specificità: quando trova le cellule sa perfettamente che tipo di cellule sono!

Per rilevare la presenza del virus esiste il test HPV”, è molto costoso e anche se rileva la presenza del virus non vuol dire che la persona abbia una lesione pretumorale, che per stabilirlo servono altri analisi come la biopsia.
La positività all’HPV-test NON equivale a diagnosi di malattia e pertanto non richiede trattamenti ,né deve indurre ansie ingiustificate nella paziente, Non è raccomandata l’esecuzione prima della vaccinazione anti-HPV, NON è raccomandata l’esecuzione nel partner.

Pap test,ogni quanto farlo
Lo screening regionale prevede un pap test ogni 3 anni, poichè le evidenze dicono che per l’insorgenza del cancro servono dai 5 ai 20 anni.
La virologa e la citologa invece dicono che noi donne dovremmo fare un pap test all’anno, sopratutto perchè l’infezione da HPV è latente , e qualsiasi cosa la potrebbe scatenare, e dal momento che i virus sono imprevedibili è consigliabile un pap test all’anno.
E magari rifare subito o dopo 6 mesi un pap test dopo un risultato positivo o dubbio.
Fare un pap test all’anno/anno e mezzo fa si che se per caso si stanno sviluppando delle lesioni precancerose queste possono esser trattate immediatamente nonchè esser salve se per caso uno o 2 pap test erano dei falsi negativi (hanno una ricorrenza del 5-10%).
Le donne di una certa età (40 anni) dovrebbero farli come quelle giovani, visto che il fattore età influisce molto!! Non pensiate che ormai avendo solo vostro marito siate esonerate, fatevi un controllino ogni tanto!

Pap test, quando e come si fa
Il pap test è un esame che si fa o dal ginecologo o dall’ostetrica dell’usl (se non vi hanno spedito la lettera a casa dovete farvi fare l’impegnativa dal vostro medico curante e poi prendere appuntamento, il costo è di 14 euro, è possibile che dal ginecologo costi di più).
Se il pap test lo fate in ospedale o all’usl il risultato arriva almeno dopo 1 mese, se lo fate dal ginecologo ci mette di meno. Non penso che l’attesa di un mese possa cambiare lo stato delle cose. Se avete avuto dei problemi e ripetete il pap test in ospedale credo che i tempi siano diversi e più corti.
Va eseguito:
-dopo 8 giorni dal primo giorno delle mestruazioni e fino al 22esimo giorno
-non aver fatto nessuna lavanda vaginale nella settimana precedente
-non aver avuto rapporti sessuali (nemmeno con il preservativo poichè i “movimenti” possono modificare in qualche maniera il collo dell’utero e causare una cattiva raccolta di cellule)
-non aver inserito ovuli vaginali o usato creme interne nei 3 giorni prima dell’esame.
Se al momento del test è presente una flogosi (infezione) importante (molta), delle perdite ematiche rilevanti o è proprio il giorno dell’ovulazione (presenza di muco appiccicoso che non permette il fissaggio delle cellule prelevate) è possibile che l’operatore vi mandi a casa chiedendovi di presentarvi qualche giorno dopo per poter eseguire il test in condizioni migliori.
Non è consigliabile eseguire più pap test nel solito mese poichè questo esame modifica il collo dell’utero, quindi i pap test successivi al primo potrebbero avere un risultato falzato.
Ci si sdraia sul lettino ginecologico (alcune ostetriche lo fanno su un letto normale, e la donna può anche stare sdraiata di fianco), viene inserito lo speculum (un aggeggio che permette di vedere il collo dell’utero) e questa può essere la fase più molesta e sopratutto quando lo apre dentro la vagina, e poi l’operatore esegue un prelievo di cellule epiteliali con una spatolina di legno ( spatola di Ayre) e una piccola spazzolina (cytobrush).
Questo esame può esser eseguito da un ginecologo, dal medico generico e dall’ostetrica. Più pap test ha eseguito l’operatore più è bravo a fare il prelievo!
Dopo di che mandano tutto in laboratorio e poi vi inviano i risultati a casa o vi chiamano al telefono (i tempi dell’ASL sono circa 1-2 mesi).

Se si ha un pap test con risultato positivo -presenza di anomalia- si esegue una colposcopia. Questo è un esame di secondo livello che permette di vedere ingrandito anche di 60 volte il collo dell’utero, e permette di scovare visivamente le lesioni grazie a particolari colorazioni.
La giunzione squamo colonnare (la zona di unione tra il canale cervicale e il collo, dove cambia l’epitelio e nella norma dove si sviluppano le lesioni) è visibile solo nell’80% delle cervici di donne in età fertile e raramente nelle donne in menopausa; è per questo che alcune colposcopie son considerate non conclusive.

Colorazione con acido acetico: serve per eliminare le secrezioni che ostacolano la visione della mucosa e fa acquisire all’epitelio squamoso normale un colorito rosa brillante; la zona di trasformazione con la giunzione squamocolonnare viene ben individuata, mentre le cellule di epitelio atipico assumono invece un colorito biancastro.
Test di Schiller: (con la soluzione iodo-iodurata di Lugol): l’epitelio squamoso normale di una donna in età feconda con normali livelli di estrogeni si colora di bruno mogano a contatto con il Lugol; l’epitelio atipico invece ( sia quello neoplastico che quello con flogosi) è povero di glicogeno e non si colora in bruno mogano.
Questo test al Lugol è utile durante una biopsia mirata perché delimita marcatamente l’area atipica, e anche durante escissioni con l’ansa diatermica o una conizzazione perché indica l’ampiezza del tessuto da asportare.

Per quanto riguarda il vaccino…
Il vaccino è ottenuto usando il guscio del virus senza il dna (che è quello che causa l’infezione), deve essere somministrato a donne che non abbiano ancora avuto rapporti sessuali. In Italia se ne trovano di due tipi: uno che contiene i gusci dei virus 6,11,16 e 18 (gardasil), e un altro che contiene solo il guscio del 16 e 18 (Cervarix) ma un’altra sostanza che in teoria dovrebbe allungare l’effetto protettivo del vaccino.
Comunque sia, hanno visto che entrambi riparano dalla molti tipi degli HPV, poichè il loro guscio si assomiglia molto, ma non sono certi sulla durata del vaccino, che per il momento la certezza arriva ai 4 anni e mezzo di durata certa, e comunque restano fuori almeno 15 tipi che possono portare al cancro.
In Italia, per motivi economici (visto che in toto costa sui 500 euro) lo danno aggratis solo alle bambine tra gli 11 e 12 anni, mentre in altre nazioni hanno allungato il periodo, e si va dai 9 ai 18 a seconda dello stato. (L’italia è stato il primo stato europeo a distribuirlo gratuitamente
Se avete già avuto rapporti sessuali non è detto che il vaccino funzioni, perchè funziona solo se non siete mai entrate in contatto con l’HPV, o meglio con i tipi di HPV del vaccino (ad esempio, se avete contratto il 16 e fate il vaccino tetravalente sarete coperti solo per 3 tipi…). Non è una medicina curativa, è un farmaco per prevenire l’infezione. Quindi va benissimo per le bambine che ancora sono “caste”.
Quello che deve restare chiaro è che anche con il vaccino la donna dovrà continuare a eseguire pap test!!
Non vi sono dati pubblicati sull’efficacia e sicurezza della vaccinazione in soggetti HIV-positivi, sebbene siano in corso studi clinici proprio in questo target di popolazione. Ultimamente magari sentite in giro un sacco di cose tragiche, ma dovete anche tener conto che dietro c’è tutta la pubblicità per vendere il vaccino. Donna che hai già avuto rapporti, non farti abbindolare a spendere 500 euri per il vaccino, non sei perduta, continua con i pap test e a fare all’ammore!!!
Dopo tutte queste informazioni penserete che siate spacciate e che magari una dovrebbe smettere di fare all’ammore…..

Le cose che devono restare chiare sono:
– la SIL non è un’infezione ma una lesione pretumorale (che comunque può essere guarita, come il tumore)
– i condilomi, causati dall’HPV di basso rischio, non causano cancro ma un’infezione tipo verruca
-lesione ad alto rischio non è sinonimo di HPV ad alto rischio
-se fate il pap test siete salve, magari tornerà un cin 2 ma è incredibile come si sia abbassata la mortalità negli ultimi anni
-non incolpate il vostro uomo o la vostra donna (basta un solo rapporto per avercelo!) e poi è così presente che insomma, lo si piglia come il raffreddore!!
-non è importante che l’uomo faccia alcun test, le possibilità che abbia il cancro per infezione da HPV sono remote
– è curabile al 100% se individuato in tempo (fate i pap test), son però possibili recidive o nuove infezioni
-avere un infezione di HPV (ad esempio se fate un test HPV e risulta positivo) non vuol dire avere il cancro

3 thoughts on “Paptest e HPV”

Rispondi